venerdì 20 novembre 2009

Più impieghi, più disoccupazione ?

“Dal 2005 al 2008 il Ticino ha creato oltre 14'000 posti di lavoro” – titolava il Corriere del Ticino di giovedì 29 ottobre. “Un dato che riflette – continuava poi l’articolo – l’ottimo stato di salute della nostra economia prima della crisi finanziaria internazionale che si è abbattuta con effetti negativi anche sul nostro paese”. Senonché - si specifica più in avanti – il 55% dei nuovi posti di lavoro è stato occupato da personale frontaliero. Nel secondario – industria e edilizia – addirittura più del 93% - ma anche nel terziario è quasi del 43% la quota andata ai frontalieri.
E terziario, in Ticino, significa perlopiù impieghi sulla piazza finanziaria, leggi banche. Il che dimostra che, se da un lato è vero che per certi lavori l’industria non può pagare di più altrimenti non può far fronte alla concorrenza, dall’altro c’è un settore per il quale non mancherebbe la manodopera indigena, ma che si rivolge al frontalierato semplicemente per pagare di meno e massimizzare quindi gli utili.
Più che legittimo, per carità, ma prima che la politica abdicasse ai suoi doveri verso il cittadino per genuflettersi di fronte – o meglio, di schiena – alle pretese della grande economia mondiale e della sua maledetta globalizzazione, questo fenomeno era perlomeno arginato dai contingenti e da un certo protezionismo sotto forma di rilascio di permessi di lavoro. Un protezionismo tutt’altro che esagerato, dato che al datore di lavoro bastava dimostrare di aver pubblicato qualche inserzione nei media e aver intervistato qualche richiedente risultato inidoneo, per ottenere il permesso di lavoro per il dipendente straniero prescelto.
È poi perlomeno curioso il fatto che ad approfittare del frontalierato ci siano anche quelle stesse banche cui la Confederazione fornisce denaro pubblico (quindi dei contribuenti svizzeri) per salvarle dal fallimento.
Oggi, con i bilaterali e, in particolare, con la libera circolazione delle persone, il fenomeno del frontalierato sta esplodendo. E con esso, quello della disoccupazione indigena, già aggravato dalla situazione congiunturale negativa.
Un comunicato di alcune settimane fa (7.10.2009) annunciava tristemente che “con Vaud e Vallese, il Ticino è il cantone che in settembre ha conosciuto il più forte incremento dei senza lavoro: due decimi di punto, dal 4,6 al 4,8%. Si è passati da 6'903 a 7'088 disoccupati” – e questo non era che l’ennesimo rapporto in tal senso.
È quindi evidente che il frontalierato – per certi settori sempre e ancora necessario e utile per la nostra economia – è diventato in altri campi un problema di non poca gravità. E tocca alla politica risolverlo.
Innanzitutto, sgomberiamo il campo da qualsiasi ipocrisia di carattere pseudo-etico o morale. Capita di leggere frasi come “gli Italiani hanno fatto grande la Svizzera” o “che si sono sacrificati venendo a lavorare in Svizzera”, quasi fossero i misconosciuti eroi di un “Risorgimento elvetico” che, senza di loro, non avrebbe potuto aver luogo.
Primo: gli Italiani e, dopo di loro, gli Spagnoli e i Portoghesi, sono immigrati in Svizzera o perché disoccupati a casa loro o perché questa Confederazione - che oggi si vorrebbe far passare per una congrega di mascalzoni e approfittatori – dava loro lavoro a condizioni ben migliori di quelle esistenti in patria. Tanto che buona parte di essi sono tornati più tardi al loro paese dove, con i soldi guadagnati in Svizzera, si erano nel frattempo potuti costruire la casa. Parlo dell’immigrazione del secondo dopoguerra, quella del boom dell’edilizia. Nessuno di questi immigrati è venuto per “far grande” la Svizzera o per “sacrificarsi” per lei. Tutti sono venuti perché trovavano condizioni di lavoro e salari migliori. Per il loro lavoro sono stati pagati sulla base di contratti sottoscritti da ambo le parti e il discorso è chiuso.
Secondo: l’immigrazione, rispettivamente il frontalierato, dovrebbe essere una risorsa cui un paese fa capo a seconda delle proprie necessità e, fintanto che si rispettano gli accordi contrattuali, non ci si può appellare a presunti “debiti di riconoscenza” nei loro confronti. Ci si rimprovererà che “fintanto che ci facevano comodo li abbiamo tenuti, e adesso che non abbiamo più bisogno di loro...”. Ma è così, e così deve essere! Soprattutto se e perché, per poter continuare ad assumere loro dobbiamo lasciare a casa i nostri.
La politica deve dare priorità agli interessi dei propri concittadini. Nessuno dice che bisogna gratuitamente recare danno agli stranieri o ai frontalieri ma, quando c’è di mezzo il benessere – o addirittura la sopravvivenza – del cittadino elvetico, la politica svizzera non può e non deve tenere conto di, peraltro presunti, “debiti di riconoscenza” o, ancora peggio, di paletti etici non richiesti che gli altri sono i primi a non rispettare.
O forse che gli altri paesi non fanno così? Forse che gli Stati uniti hanno tenuto conto dei nostri interessi ricattando la Svizzera – via mercato bancario americano per UBS - per i fondi ebraici? O più recentemente – sempre via UBS, che però questa volta se l’era cercata – per attaccare il nostro segreto bancario? O che Gheddafi rispetti le regole del gioco, trattenendo dei nostri (semi)concittadini in ostaggio o propugnando lo smantellamento della Svizzera? O che Tremonti s’è preoccupato della piazza finanziaria ticinese prima di dare il via al suo terzo scudo?
È ora che la Svizzera giochi con le stesse regole degli altri, e attui quelle ritorsioni che solo un’errata quanto masochistica interpretazione dell’etica le ha finora impedito di adottare. Si chiamano: abbandono degli accordi di libera circolazione, trattenuta del ristorno all’Italia delle imposte alla fonte, reintroduzione di un rigoroso contingentamento di stranieri e frontalieri.
Ci si deve rendere conto che, se non rispondiamo colpo su colpo alle angherie nei nostri confronti che l’estero sembra – grazie alla nostra compiacenza – aver adottato quale sport nazionale, perderemo del tutto l’unica vera arma di difesa che un paese possiede: il rispetto da parte degli altri.

Di Eros N. Mellini


Fonte: Il paese

lunedì 2 novembre 2009

Ma chi l’avrebbe mai detto! Ditte e artigiani stranieri soppiantano i Ticinesi

I permessi rilasciati ad imprese d’Oltreconfine aumentati del 63% in un anno, mentre il lavoro diminuisce: accade proprio quello che la Lega e il Mattino hanno ripetuto ad oltranza, ma naturalmente le nostre sono sempre solo frottole populiste...


Ma chi l’avrebbe mai detto! Nel settore dell’edilizia, l’Associazione interprofessionale di controllo (AIC) lancia l’allarme. Il volume dell’attività di ditte e artigiani cala, mentre invece, ma tu guarda i casi della vita, le aziende ed i lavoratori esteri presenti in terra ticinese sono aumentati in maniera esponenziale.
Tra il 2008 e il 2009, sottolinea l’AIC, il numero di permessi rilasciati in Ticino a ditte straniere è aumentato del 63%. Naturalmente si parla solo del dichiarato, perché se si potesse quantificare anche il “nero”, le cifre sarebbero ben diverse, e ben più inquietanti. «Si assiste – ha detto l’AIC – ad un’offensiva dall’Italia e dalla Germania».
E noi cosa abbiamo sempre detto, prima, durante e dopo le votazioni sugli Accordi bilaterali? Forse che non prevedevamo proprio questo? Ossia: offensiva estera e ticinesi a bocca asciutta? E forse che i rappresentanti dei sindacati e dell’imprenditoria, grandi esperti del mercato del lavoro, non si affrettavano a declamare che erano tutte frottole populiste, e che non sarebbe accaduto niente del genere?


La prima fatturetta
Ecco quindi che la deleteria libera circolazione delle persone comincia a presentare le prime “fatture”. E adesso a parlare non sono più le ipotesi, per quanto ovvie esse fossero, ma sono proprio le cifre. Per di più, quelle edulcorate del dichiarato. E il trend è generale: il lavoro in Svizzera diminuisce, ma aumentano gli stranieri – frontalieri, padroncini, distaccati, ecc – che sono professionalmente attivi sul nostro territorio. Questo può voler dire una sola cosa, ossia che questi cittadini arrivati da oltreconfine lavorano al posto dei residenti. Ossia, portano via il lavoro a questi ultimi. Più chiaro di così!
Del resto, già nei periodi delle vacche grasse, che oggi ci sembrano lontanissimi, periodi in cui l’economia cresceva del 3% all’anno, malgrado la crescita il tasso di disoccupazione in Ticino rimaneva elevato. Perché? Perché i nuovi posti di lavoro creati non andavano a beneficio dei Ticinesi. Adesso che il numero dei posti di lavoro invece di aumentare diminuisce, in regime di Accordi bilaterali e di libera circolazione delle persone, non c’è nessun motivo per cui a farne le spese, in senso di perdita dell’impiego, sia il cittadino UE. Chi ha trovato lavoro da noi non se ne va.
E ci sono perfino dei datori di lavoro, non necessariamente stranieri, che assumono solo frontalieri, per pagarli meno e per poter aumentare le pretese. Chi, alla ricerca di un occupazione, si presenta al loro cospetto, si sente chiedere: «Ma lei è svizzero? Allora non mi interessa».
Scandaloso? Certo che lo è, ma è anche ovvio: con i deleteri Accordi bilaterali, si sono poste le premesse perché accadesse proprio questo: e allora è inutile che chi diceva di votare per i Bilaterali, adesso si metta a fare la verginella.
Va poi rilevato che il frontaliere gode pure di un vantaggio “strutturale” rispetto al Ticinese. Come quello di non essere obbligato ad affiliarsi alla cassa malati elvetica, dal momento che il frontaliere è libero di scegliere se assicurarsi in Svizzera o nel paese d’origine.


Pacchetto anticrisi
Del resto, è passata in sordina in vista del teatrino per la nomina del nuovo ministro (Ticino ancora una volta tagliato fuori) la trombatura, da parte delle Camere federali, della parte del terzo pacchetto di anticrisi del Consiglio federale che prevedeva aiuti ai giovani disoccupati. E’ evidente che non è con un paio di centinaia di milioni di Fr spalmati a livello nazionale che si sarebbero ottenuti dei grandi risultati. Ma il fatto che il governo - ed in particolare la ministra dell’Economia Doris “Nobel” Leuthard - abbia proposto questo genere di misura, significa che è fortemente preoccupato per il futuro professionale dei giovani svizzeri. Ma come: era stata proprio la Doris, con le altre due Konsigliere federali, a dire che bisognava votare per i Bilaterali perché così i giovani Svizzeri avrebbero potuto trovare lavoro nel vasto ed allettante mercato dell’Unione europea. Solo che nel vasto ed allettante mercato dell’Unione europea c’è un tasso di disoccupazione che è il doppio del nostro.
Solo che nei paesi UE, contrariamente quel che accade da noi, sanno come muoversi per far sì che i posti di lavoro, o gli appalti pubblici, vadano ai concorrenti locali e non a chi arriva da fuori. Noi invece no. Proprio come con la Libia, noi “rispettiamo i patti”. E così otteniamo esattamente gli stessi risultati che abbiamo ottenuto con la Libia. Eh sì, perché noi nominiamo in Consiglio federale dei “mediatori” eufemismo che sta sempre più ad indicare delle “mezze calzette”.
Quanto ci metteremo, o piuttosto quanto ci metterà chi ci sgoverna, a scendere dal pero?

Scritto da Lorenzo Quadri

Fonte: Mattino della domenica

domenica 5 luglio 2009

Bilaterali. SECO: piantiamola con le balle!!

domenica 05 luglio 2009

Nel loro ultimo rapporto sui Bilaterali i bambela della famigerata SECO, il lungo braccio del Konsiglio federale, spergiurano che con i Bilaterali va tutto per il meglio. Ma allora, ci spiega la SECO come mai il Konsiglio federale e l’oca Doris-Nobel-Leuthard, che è la “mamma” della SECO, sono tanto spaventati per lo sviluppo della disoccupazione svizzera, in particolare quella giovanile?
La SECO ha pure detto che le misure di accompagnamento hanno impedito uno sviluppo negativo dei bassi salari. Non è vero: il fatto che i salari non siano diminuiti di molto è dovuto alla fase di crescita economica che obbligava a dare alla gente che lavora almeno lo stesso salario di prima. Comunque, giusto per intenderci i salari (senza quelli della finanza assassina) sono fermi al palo ormai da un mucchio di anni. E siccome le spese fisse come la cassa malati, i trasporti, le assicurazioni, gli affitti sono saliti, la gente svizzera è diventata più povera.
Dice la SECO: c'è tuttavia qualche ombra regionale. Per fortuna!
E cominciano ad accorgersene, e ben gli sta, anche in Svizzera tedesca. I flussi migratori dalla Germania dove è eplosa la disoccupazione sono schizzati alle stelle. Quei 100 mila tedeschi che, per sfuggire alla disoccupazione in casa loro (vero Peer “Adolf” Steinbrück??), sono venuti in Svizzera nei recenti anni di boom economico a lavorare come specialisti nelle banche, negli ospedali come medici e infermiere, come ingegneri nell’industria in generale, come biologi nell’industria chimica e farmaceutica non andranno più a casa. Non andranno più a casa perché a casa loro di lavoro non ce n’è. E le aziende preferiscono avere gente preparata (anche estera) piuttosto di giovani svizzeri che escono dai politecnici e dalle università che devono essere istruiti.


Balle sulla crescita
Dicono che se in Svizzera c’è stata una forte crescita economica è grazie ai numerosi lavoratori esteri. Poi dicono che senza la libera circolazione delle persone la nostra crescita economica non sarebbe stata possibile. Questo è FALSO!!! La Svizzera, anche senza ratificare i bilaterali, non avrebbe auto problemi ad avere a disposizione la manodopera necessaria. Lo avrebbe fatto attraverso l’aumento dei contingenti di lavoratori esteri come fanno tutte le nazioni del mondo!!


La disoccupazione giovanile come si sviluppa?
Secondo Serge Gaillard, della direzione Lavoro della SECO, negli ultimi cinque anni c'è stato una sorta di miracolo occupazionale grazie alla possibilità di afflusso di nuova manodopera, con 270’000 nuovi posti di lavoro creati 150’000 dei quali occupati da Svizzeri e, di riflesso 120’000 occupati da stranieri.
Benissimo. E ora, Gaillard, cosa succede con i giovani svizzeri che escono da ogni ordine di scuola? E’ vero o non è vero che l’economia perde colpi a vista d’occhio e che questi 120 mila lavoratori esteri non sono tenuti a tornare a casa (come succedeva prima dei bilaterali) per lasciare il posto ai giovani svizzeri? Se non si liberano posti di lavoro cosa gli facciamo fare a questi svizzeri che hanno appena finito la formazione se tutti i posti di lavoro sono ormai perennemente occupati?? Tutti in assistenza??

Scritto da Giuliano Bignasca –

Fonte : MDD

martedì 26 maggio 2009

Mercato del lavoro ticinese in crisi

Più degli altri cantoni, il Ticino è colpito dalla crisi economica, stando ai dati sul mercato del lavoro presentati dall'Ufficio federale di statistica. Solo a sud del Gottardo, infatti, nei primi tre mesi di quest'anno il numero di impieghi è diminuito. Il calo viene quantificato nello 0,5% rispetto a un anno fa, a fronte di un aumento a livello federale dello 0,6%. Il numero dei frontalieri non è invece calato: ne sono stati recensiti 1'400 in più (+3,2% in un anno). E le prospettive non sono rosee, come indica l'indice dei posti liberi, il cui valore si è più che dimezzato.

Fonte: TXT

lunedì 25 maggio 2009

Fregati su tutta la linea

In regime di sciagurata libera circolazione delle persone, le irregolarità prosperano e a farne le spese sono i ticinesi. I controlli non sono sufficienti, come dimostra la vicenda dei subappalti nel cantiere AlpTransit e in quello del termovalorizzatore di Giubiasco. Il fatto è che lo si sapeva fin dall’inizio che sarebbe andata a finire così. Ovvero con giochetti per pagare la manodopera il meno possibile, aumentando così la propria concorrenzialità sul mercato aperto.
Il problema non è solo dell’edilizia ma riguarda tutti i settori economici. Molti ticinesi senza lavoro si chiedono come mai loro restino “a piedi” mentre i frontalieri trovano un impiego. Ovviamente è una questione di salario. In Italia un operaio non raggiunge i mille euro di stipendio, e nel settore terziario non è che si sia messi tanto meglio, un giornalista di euro al mese ne prende 1500. Quindi arrivare in Ticino a guadagnare 2500 Fr è una manna dal cielo.
Gli annunci che appaiono sui nostri giornali per la ricerca di personale dicono che ci vogliono le tre lingue nazionali, che non bisogna avere più di 35 anni, che... che... che...? Spesso, molto spesso si tratta di specchietti delle allodole. Quando c’è la possibilità di assumere personale frontaliero a stipendio molto inferiore di quello “ticinese”, ecco che questi requisiti cosiddetti imprescindibili diventano improvvisamente un optional. E del resto non è di sicuro per sport che sempre più imprese, enti pubblici compresi, pubblicano le inserzioni di ricerca di lavoro anche sui giornali d’Oltreconfine. Forse per trovare manodopera a basso costo?


Germanici
Le domande di costruzione delle catene germaniche di grandi magazzini Lidl e Aldi si moltiplicano. Sarà anche comodo, per il consumatore, pagare meno certi prodotti: ma chiediamoci da dove spuntano questi prezzi inferiori. Chiediamoci chi facciano lavorare queste grandi catene di distribuzione e quali paghe versino. E’ chiaro che Lidl, Aldi e compagnia vengono in Ticino per la reperibilità di manodopera frontaliera a basso costo, magari precaria. Come detto, fa comodo a tutti pagare meno certi prodotti, ma chiediamoci se vale davvero la pena incentivare meccanisimi che portano all’esclusione dei ticinesi dal nostro mercato del lavoro.


Da Berna...
Intanto il Consiglio federale, per la serie “e ti pareva”, ha deciso di non introdurre i contingenti sulla manodopera proveniente dai quindici paesi della vecchia UE. Il colmo è che a dire No in consultazione a questo provvedimento è stato, tra gli altri, nientemeno che il nostro governicchio cantonale, il quale ha così mandato a Berna il seguente messaggio: con i Bilaterali in Ticino va tutto per il meglio, non c’è bisogno di nessuna misura particolare. Ebbene, noi abbiamo problemi con la manodopera italiana che prende d’assalto il nostro paese, per l’ovvio motivo che in Italia di lavoro non ce n’è per nessuno. Altro che venire a dire, come hanno fatto a più riprese i politicanti dei partiti $torici, che i nostri giovani, con i Bilaterali, potranno andare a lavorare a Milano!
Ma i problemi li abbiamo anche con lavoratori provenienti dai nuovi paesi UE. Ebbene, il bello è che la manodopera che arriva da questi Stati è tuttora contingentata! Ma già si verificano situazioni da brivido in cantieri pubblici, come AlpTransit e inceneritore di Giubiasco, che come tali sono tenuti d’occhio più di altri! Immaginiamoci allora cosa accadrà quando i contingenti verranno a cadere.
Proprio come le imprese, anche i lavoratori ticinesi, se vorranno trovare uno straccio di posto, dovranno accontentarsi di ricevere sempre meno soldi E non solo i lavoratori non qualificati.
Per non parlare poi dei quel che accadrà alle nostre assicurazioni sociali, aperte a tutti quelli che, in arrivo dall’UE, vorranno approfittarne, e potranno farlo alla grande. Le casse di disoccupazione, AI, ecc si svuoteranno; e come verranno riempite? Il Ministro Napoleone Couchepin l’ha già chiarito: aumentando i prelievi fiscali a carico del cittadino. Sempre meglio: in periodo di crisi si vuole infatti aumentare l’IVA, ossia un balzello che pesa sui consumi della gente (proprio quelli che dovrebbero, al contrario, essere incentivati), ma intanto la Confederazione trova 60 miliardi per UBS, trova 53 milioni di Fr per foraggiare le piccole e medie imprese polacche ma non quelle Svizzere, quando la Polonia si è già cuccata oltre mezzo miliardo dei nostri franchetti dal famoso fondo di coesione. E così via.


Intanto in Ticino...
Intanto, in Ticino, i kompagni $ocialisti, dall’alto della loro perfetta conoscenza dei problemi della gente, presentano interrogazioni al Consiglio di Stato perché, a loro dire, i Comuni (quali?) sarebbero diventati troppo restrittivi (sic!) nell’accogliere le domande di naturalizzazione. In altre parole, i Comuni non sarebbero abbastanza largheggianti nel regalare il passaporto rosso a chiunque lo chieda, tanto per essere sicuro di potersi mettere in assistenza a spese del contribuente vita natural durante senza correre il rischio di dover lasciare la Svizzera, vero e proprio paese della cuccagna per i furbi in provenienza da paesi stranieri. Avanti così!


Fonte : Mattino della Domenica

domenica 17 maggio 2009

Bilaterali: abbiamo sempre ragione. Tratta di esseri umani!!

Cantieri di AlpTransit e dell’inceneritore di Giubiasco che fanno lavorare precari stranieri pagandoli 9 Fr all’ora e che oltretutto sabotano i controlli!! Aldi e Lidl che assumono solo frontalieri per stipendiarli la metà di quello che dovrebbero remunerare i dipendenti svizzeri! E al polo kulturale di Lugano, dato in appalto agli spagnoli della COMSA, non solo ci troveremo frotte di operai spagnoli, ma ci troveremo pure le ditte subappaltanti polacche, che sub-subappalteranno alle ditte rumene, che faranno venire a Lugano lavoratori interinali da Bucarest! Uella!!
E questi esempi sono solo la punta dell’iceberg!!
Noi l’abbiamo ripetuto per anni che con la libera circolazione delle persone saremmo finiti nella palta! Ma tutti i grandi luminari, kompagni $indakalisti compresi, a dire che erano tutte balle populiste, e che globalizzazione e capitalismo avrebbero portato solo una sana concorrenza!! Adesso tutti a piangere lacrime di coccodrillo!!
Risultato: solo in Ticino stiamo svolgendo 5 miliardi di Fr di lavori pubblici, ma il 90% degli operai vengono dall’estero, i macchinari pure, e di ricadute economiche sul territorio nemmeno l’ombra!! E I TICINESI DOVE LAVORANO??
Nel 2009 in Ticino ci troveremo con 15mila disoccupati, 4000 dipendenti in orario ridotto, 5000 persone in cerca di lavoro ma non iscritte alla disoccupazione e 3-4000 giovani che hanno finito la formazione ma che non trovano il primo impiego!!
Tutte queste persone, come pure le migliaia di futuri disoccupati e i loro familiari, potranno ringraziare i Bilaterali, che solo la Lega e l’Udc hanno combattuto!
Grazie Bilaterali! Grazie Partiti $torici! Grazie bambela del Konsiglio federale! Grazie governicchio cantonale! Grazie padronato! Grazie $indakati! Grazie stampa codina e serva del potere! Grazie R$I!!

Scritto da Giuliano Bignasca
domenica 17 maggio 2009

Fonte: mattino della domenica

venerdì 15 maggio 2009

GIUBIASCO "Paghe a 6 euro all'ora e subappalti irregolari", termovalorizzatore nella bufera

GIUBIASCO - "Controllare quanto arriva dall'estero per lavorare in Ticino non è per nulla una cattiva idea. Abbiamo l'impressione che arrivi di tutto". Parole di Edo Bobbià, direttore della Società degli impresari costruttori che esprime tutta la sua preoccupazione per presunte irregolarità nei subappalti al cantiere del termovalorizzatore di Giubiasco. Un appalto che vale oltre 152,5 milioni di franchi.

Dopo la polemica sulle facciate il cui appalto è stato aggiudicato da una ditta lucernese preferita alle ticinesi poiché meno cara, arriva ora un caso scottante, che ha raggiunto il Palazzo delle Orsoline. Il Consiglio di Stato, nel 2004, firmò il contratto con il "consorzio Termoutilizzatore" formato dalle ditte Von Roll, Martin, Atel e Kam scelto dall'Azienda cantonale dei rifiuti in cui si vietava la pratica del subappalto del subappalto. Da quanto emergerebbe, invece, delle ditte svizzere tedesche e tedesche avrebbero subappaltato i lavori ad altre imprese che impiegherebbero manodopera straniera a 6-8 euro all'ora. Oltre a ciò, ci sarebbe un'altra violazione, questa volta confermata dall'Acr (Azienda cantonale rifiuti) che, attraverso un comunicato, informa che il consorzio termoutilizzatore non ha presentato le cifre richiestegli a febbraio dall'Associazione interprofessionale di controllo e dalle Commissioni paritetiche circa i salari previsti per gli operai esteri impiegati sul cantiere e la conferma dell'avvenuto versamento.

Il caso ormai è istituzionale e sale la pressione di Sindacati, Acr, Gestione del Gran Consiglio e commissioni parietiche nei confronti del consorzio elettrontecnico ("Consorzio Termoutilizzatore) che ora vogliono chiarezza. Puntuale è giunta in Consiglio di Stato l'interrogazione di Lorenzo Quadri che chiede al Governo di far luce sulle ditte subappalti che, come scritto, impiegherebbero manodopera a 6 euro all'ora. Quadri chiede al Consiglio di Stato se non sarebbe stato il caso di imporre dei limiti alla importazione di manodopera estera, come previsto anche negli Accordi bilaterali, proprio per "dare un segnale importante e necessario alla popolazione ticinese e alle imprese locali".

Fonte: Ticinoline